Quanto accaduto al policlinico di Napoli

Febbraio 14, 2008

Quanto accaduto al policlinico di Napoli è figlio della vergognosa campagna scatenata dalle gerarchie ecclesiastiche e da un invidioso obeso, che tentano di far passare l’idea che l’aborto sia un assassinio e dei più infamanti perché compiuto contro inermi.
Questa affermazione non intende attenuare le responsabilità personali di quanti, forze dell’ordine e magistratura, hanno agito come se si trattasse di catturare un pericoloso camorrista invece che accertare i fatti con la massima discrezione, come sarebbe sempre d’obbligo in caso di denuncia anonima, ed in particolare in un caso in cui si rischia di procurare nuove sofferenze a chi ha già operato una scelta sofferta.
Ma l’attacco alla 194, una legge di grande civiltà, fatta in un’Italia di tanti anni fa, un paese più civile e più laico di oggi, non è solo quello massicciamente e visibilmente portato avanti dalla chiesa e dall’obeso , ma è quello subdolo fatto da trent’anni a questa parte da quanti, specialmente nel sud d’Italia, hanno disatteso la completa applicazione della legge, riducendo progressivamente la possibilità di funzionare delle strutture pubbliche vuoi per carenza di fondi, di attrezzature o di personale.
Il personale è il punto più dolente.
All’epoca dell’entrata in vigore della 194 era comprensibile che ci fossero medici obiettori perché assunti in precedenza e quindi trovatisi di fronte ad un compito nuovo, non prevedibile all’atto dell’assunzione, che, per motivi di coscienza, non si sentivano di svolgere ( salvo che poi molti degli obiettori della prima ora erano i cosiddetti cucchiai d’oro che continuavano a lavorare nel privato perché più redditizio : i soldi evidentemente facevano superare le preclusioni morali!).
Oggi appare assurdo che medici appena assunti si dichiarino obiettori. E’ incomprensibile che non si pretenda fra i requisiti di assunzione la non obiezione almeno di una quota dei nuovi assunti. Mi domando chi assumerebbe un medico che per motivi religiosi si rifiutasse di far fare trasfusioni di sangue!
Queste assurdità hanno portato ad avere sempre meno medici addetti alla IVG anche perché quei pochi che accettavano di svolgere questo compito finivano per essere oberati da una tale mole di lavoro da non poter fare altro. Quindi nel tempo non pochi medici “volenterosi” hanno deciso di diventare obiettori.
C’è poi il problema delle risorse messe a disposizione dei centri per la IVG. Poche.
Si è così arrivati ad una diminuzione progressiva dei centri sul territorio campano.
E’ di questi giorni la notizia confermata da un operatore del policlinico, che il centro per le IVG del policlinico Federico II da le prenotazioni a 30 giorni,. Sapete che significa? Che di fatto il centro non funzionerà più! Chi può aspettare 30 giorni quando magari è agli sgoccioli del tempo consentito per l’interruzione? E dove mettiamo l’angoscia per una così lunga attesa? Già al policlinico, mi dicono, non si faceva in anestesia l’IVG per mancanza di anestesisti disponibili. Come a dire che visto che vuoi abortire, puoi anche ( devi) soffrire.

postato da massimo miniero


Malasanità

Febbraio 10, 2008

Le barelle al Cardarelli

Molti ricorderanno la famosa “ordinanza” del nostro “ineffabile” assessore regionale alla sanità che, qualche mese or sono, vietava la permanenza di ammalati in barella ( al posto del letto) oltre le  6 ore dal ricovero. Il  drastico divieto  causò uno scroscio di risate temperate dal fatto che , al di là della battuta dell’assessore, la situazione non ha niente del ridicolo, piuttosto del tragico.
Invero chi si è limitato, semplicisticamente  quanto inefficacemente, a vietare, avrebbe dovuto, invece, chiedersi il perché di un fenomeno  che si replica da decenni. Ricordo un altro ineffabile Assessore alla Sanità della regione, tale Santangelo, che un decennio( o più)  or sono,  si scandalizzava(anche lui!!!), pubblicamente a mezzo stampa,  per l’affollamento del Cardarelli ( e le barelle usate come letti che ne sono la causa) . Allora io gli risposi che non poteva permettersi di scandalizzarsi né come assessore ( ovvero responsabile massimo della sanità e delle sue inefficienze), né come importante docente di un policlinico ( il Federico II) che, a poche centinaia di metri dal Cardarelli, aveva interi padiglioni chiusi per consentire ( si era a luglio, mi pare) il godimento delle ferie ai medici universitari che, evidentemente, ne hanno più bisogno dei medici ospedalieri.
Per la verità il policlinico non solo a luglio  ma mai  è affollato, anche perché privo di un Pronto Soccorso, cosa  che ne permette il funzionamento  più come una struttura privata ( per accedervi occorreva, ed occorre, transitare per gli studi privati dei docenti universitari) che come una struttura pagata dai soldi dei cittadini ( regione, ministero istruzione, ricerca scientifica ecc).  E Santangelo sicuramente  uomo d’onore( per parafrasare il Giulio Cesare di Shakespeare) era, all’epoca, o meglio passava per essere, un uomo di sinistra. Quindi, come tale, presumibilmente, ipersensibile alla sorte dei barellati ( in genere poveri cristi senza santi in paradiso). Ma anche lui, ammesso la sussistenza di una sua maggiore sensibilità sociale, si è ben guardato dal chiedersi il perché del fenomeno barelle. Se lo avesse fatto ed avesse intrapreso qualche iniziativa conseguente, magari, in 15 anni, il fenomeno si sarebbe attenuato e non peggiorato come è oggi. Qualcuno si è semplicemente chiesto  perché con la miriade di piccoli e grandi e costosi ospedali sparsi sul territorio cittadino e regionale, la gente preferisce ricoverarsi in barella al Cardarelli? Sarà mica perché non  c’è molta fiducia nell’efficienza di ospedali che sopravvivono solo perché i politici locali e le comunità ne impediscono la dismissione ( salvo poi a ricoverarsi al Cardarelli)?
Questo senza voler attenuare la responsabilità di quanti ( anche se è sempre lo stesso da 8 anni) dirigono l’ospedale e non sono stati capaci di creare una buona organizzazione sanitaria  con una migliore distribuzione delle risorse economiche ed umane;  forse perché più preoccupati di moltiplicare strutture (inutili), creare “nuove “ e sempre maggiori opportunità per qualche raccomandato?
Purtroppo, in questa disastrata regione ( ed in questa disastrata sanità)  tutti i responsabili  anzi i “colpevoli”, restano al loro posto e temo che  tra 20 anni staremo  ( starete) ancora a parlare di barelle al Cardarelli, una autentica vergogna  che non fa indignare nessuno ( tranne pochi tra noi).
Quanto ancora dovremo aspettare perché se ne vadano a casa Bassolino, Montemarano, i vari e strapagati dirigenti dei dipartimenti regionali afferenti all’assessorato alla Sanità, Tancredi e la “sua” SORESA  ecc ecc. tutti  “complici” nel malgoverno della sanità ?