Politica e sanità

Una denuncia ed una proposta in merito alle nomine nella sanità

Prima

Fino ad un paio di anni or sono accadeva di frequente che nomine di direzione di ASL ( generale, sanitaria ed amministrativa) fossero conferite a persone che non avevano i requisiti minimi ( si sottolinea: minimi) previsti dalla legge 502 e 229 .
Questo era permesso data la scarsa trasparenza delle procedure di nomina, la mancata pubblicazione del curriculum dei prescelti ecc
Detti requisiti minimi prevedono che si possa aspirare ad una delle tre direzioni se in possesso di una laurea ed avendo esercitato, per almeno 5 anni, compiti di direzione di una struttura complessa , pubblica o privata. Hanno quindi i requisiti minimi per diventare Direttore Generale di ASL i medici primari ( in quanto direttori di una struttura complessa) oppure i direttori di strutture amministrative naturalmente sia pubbliche che private. Ovviamente per fare il direttore amministrativo di Azienda occorre aver occupato unicamente posti di direzione di strutture amministrative sia nel pubblico che nel privato; così come per fare il direttore sanitario di Azienda occorreva aver svolto compiti, sempre per i soliti 5 anni, di dirigente medico di struttura complessa sia pubblica che privata.

L’uovo di colombo 1 ( sic!)

Allo scopo ( fatto credere) di evitare nomine di soggetti non aventi titolo, i lungimiranti ( sic!) politici regionali hanno partorito l’idea (di per sé non malvagia) di istituire tre albi regionali nei quali inserire tutte quelle persone che ne avessero fatto domanda, una volta che una apposita commissione avesse verificato, dal curriculum, la sussistenza dei requisiti.
Detto e fatto! Viene nominata una commissione di cui le modalità della composizione ed i componenti stessi, restano misteriose per i comuni mortali, ma presumibilmente accuratamente lottizzata e composta sia da burocrati regionali che da pseudotecnici assidui frequentattori della regione, tutti accuratamente istruiti a non creare dispiacere ai partiti di governo.
Questo risultato viene vantato come un grande successo da una certa sinistra regionale e, di fatto , potrebbe apparire come tale, visto l’andazzo precedente. Ma è un po’ come vantarsi di aver ridotto il crimine depenalizzando il furto o le rapine!!!
A tutt’oggi resta misterioso ( per modo di dire!) con che criteri sia stata nominata questa commissione e, soprattutto, con che mandato? Sicuramente quello di mantenere quel tanto di opacità da giustificare l’inserimento nell’ albo di persone con requisiti alquanto opinabili. Ovvero di persone che non avevano i requisiti all’atto della precedente nomina ( precedente l’istituzione dell’albo) e che nel tempo della permanenza illegittima in carica hanno maturato i fatidici 5 anni. In pratica l’albo ha operato una sanatoria di posizioni illegittime !!!
Tutto questo è sospettabile visto che si è con molto clamore diffusa la notizia della pubblicazione in rete degli elenchi degli idonei ma ci si è ben guardato dal diffondere anche il curriculum dei prescelti!!

Ma pensano siamo proprio tutti tonti?

La cosa più grave è che nessuno ha preso in considerazione l’idea di valutare altri titoli oltre i requisiti minimi. Vogliono farci credere che data l’efficienza massima di tutti gli ospedali campani e dell’amministrazione pubblica e dato lo scarso peso di partiti e raccomandazioni nel progresso in carriera, tutti i primari medici fossero, per il solo fatto di essere arrivati al vertice, bravi anzi bravissimi così come tutti i “burocraticchi” della pubblica amministrazione ( notoriamente efficientissima!). Come se nessuno dei politici regionali di sinistra sapesse che, in Campania, a fare carriera sono prevalentemente i più incapaci e che l’eccezione non è un dirigente incapace ma esattamente il contrario. Chi sa fare bene il suo lavoro e, soprattutto, è un soggetto pensante può creare fastidi ad un sistema che vive di yes men e di apparenza e di appartenenza.

Questa la dice lunga su quanto i nostri politici siano lontani da noi comuni mortali cittadini che, tutti, sappiamo che in genere sono i più incapaci a fare carriera ( con qualche lodevole eccezione che conferma la regola).

E’ scontata l’efficienza ?

A nessuno che sia venuto in mente che sarebbe stato buono e giusto andare a verificare se queste dirigenti avessero ricoperto il loro precedente incarico con bravura e competenza conseguendo risultati apprezzabili e documentati! Se lo avessero fatto si sarebbero accorte che quasi nessuno aveva particolari meriti, mentre i più molti demeriti. Fa ridere l’assessore alla sanità quando vanta tra i nominati ( sulla base degli albi) persone che hanno fatto il sindaco o che hanno diretto importanti uffici regionali. Ma che sindaci sono stati? Che risultati hanno ottenuto? A pro di chi?
Ci sono eminenti personaggi che da sempre bazzicano la regione, dove hanno solo sperperato denaro pubblico per fantomatiche iniziative ( per esempio faraoniche campagne di prevenzione) inaugurate con grande clamore e mai portate a termine come è dimostrato dalla elevata morbilità e mortalità in Campania, per patologie che, altrove, sono state sconfitte, appunto, dalle campagne di prevenzione . Sono personaggi che solo per aver ricoperto determinati incarichi ( per il fatto in sé) cumulano punteggio che fanno valere per successivi e più prestigiosi ( e remunerativi) incarichi. Ma , per piacere, qualcuno controlli se hanno o meno raggiunto risultai apprezzabili, come hanno operato, se hanno operato male nell’interesse dei cittadini e bene nel loro o dei loro “mandanti” ( non uso il termine a caso) politici? Che poi è proprio l’aver fatto gli interessi della propria parte politica l’unico merito che ha valore! E che fa fare carriera ( oltre a qualche disavventura giudiziaria, non per reati di opinione!)
Sono, in stragrande maggioranza, questa tipologia persone di che sono ritenute idonee a dirigere aziende ospedaliere o importanti enti regionali.

La sanità saccheggiata

Si verifica allora che con la complicità di verbosi quanto vaghi piani sanitari ed ospedalieri regionali, ogni direttore generale consideri l’Azienda Ospedaliera (o quella sanitaria) come un terreno di conquista in cui sistemare uomini propri o della propria parte, fare affari più o meno leciti, cumulare crediti verso i politici che poi, a fine mandato sapranno ricompensare con qualche incarico di comodo sufficientemente redditizio. Se ci sarà un fine mandato. Perché i più obbedienti sono riconfermati. Quelli meno obbedienti e più capaci sono mandati a casa!

Obiettivo: Risparmio!

Ma le responsabilità, ribadisco, non sono tutte dei direttori delle ASL. Che dirigano per un solo mandato ( cinque anni) o vengano riconfermati, si tratta sempre di una navigazione a vista. Nessuno ha chiaramente affidato altro obiettivo da perseguire se non quello di risparmiare.
A ben ricordare fu proprio l’esigenza di risparmiare sulla spesa sanitaria quella che indusse le menti migliori ( sic!) del PCI ( siamo negli anni ’80) a buttare via la legge 833 del 1978 quella che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale. Una legge eccellente, frutto di una proficua stagione di lotte sociali e copiata dall’ottimo, e tutt’ora insuperato, Sistema Sanitario Inglese (prima della Thatcher).
Fu proprio in nome del risparmio, per evitare gli sprechi, che si decise di modellare il Sistema Sanitario Nazionale sul sistema imprenditoriale privato, chiamando gli ospedali e le strutture territoriali Aziende. E però prendendo il peggio della cultura imprenditoriale privata tra cui la logica del risparmio a discapito della qualità (che è poi quella logica che ha portato le imprese private che l’hanno perseguita alla crisi, dato che i profitti immediati sono elevati ma poi l’abbassamento della qualità allontana i consumatori) . Ma non si è mutuato dal privato, la mano libera data agli imprenditori di scegliersi i collaboratori e dipendenti tra i più bravi ( perché massimamente produttori di profitto), di avere, come mandato, obiettivi da raggiungere sennò a casa! Nell’imprenditoria privata, non in quella privata assistita, un manager ha carta bianca per raggiungere un dato obiettivo .

Almeno un poco di coerenza!

Non sono un ammiratore del sistema imprenditoriale privato e ribadisco la mia ferma opposizione alla legge 502 che assimila le aziende sanitarie ad aziende che ( come la Fiat) sono produttrici di beni materiali ovvero di consumo. Ma non posso non chiedermi perché si è varata una legge sciagurata ( per i motivi esposti) e però si è assunto solo il peggio del modello di ispirazione, ovvero il risparmio sui costi a discapito della qualità, e non anche la cultura del merito come produttore di profitto. Profitto particolare, nel caso della sanità, perchè significherebbe un migliore servizio offerto ai cittadini.
Quanto poi al risparmio che si pretendeva di conseguire, appare evidente che la spesa sanitaria dall’entrata in vigore della legge 502, ha continuato a crescere così come lo spreco, sebbene occorre sottolineare che in Italia si spende per la sanità, meno che nel resto d’Europa.
Occorrerebbe, a mio avviso, a meno di non voler abolite l’attuale legge, dare ai direttori generali un obiettivo, questo sì formulato dalla politica sebbene concordato con le parti sociali e con le associazioni dei cittadini, e carta bianca per raggiungerlo. L’obiettivo non può e non deve essere solo quello di risparmiare sulla spesa! Come nel privato, vivaddio!, dare carta bianca e cacciare chi, a verifica, non ha raggiunto gli obiettivi.

I controllori di sé stessi!

Ma come è possibile che i politici regionali destituiscano gli incapaci od inadempienti se sono proprio loro, o perché a loro volta incapaci ( frequente) o perchè disonesti, a nominare e poi condizionare nel loro operato coloro che poi dovrebbero verificare?
Come si esce da questa invadenza della politica che dovrebbe, se fossimo governati da persone competenti ed interessate al bene collettivo, dare solo indicazioni, obiettivi da raggiungere? E poi verificare?

L’uovo di colombo 2

Una proposta, da discutere, potrebbe essere la seguente.
Perché invece di fare un albo degli idonei non si compila una graduatoria?
Stabilendo, però, in precedenza ed in maniera trasparente, i criteri di valutazione dei titoli tra i quali non dovrebbe mancare la valutazione dei risultati conseguiti nell’espletamento dei precedenti incarichi. La verifica, poi, si dovrebbe assegnare a commissioni terze, puramente tecniche e fuori dal “giro“. Per esempio, si potrebbe fare come in Inghilterra dove la verifica dei manager sanitari ( dei manager pubblici in generale) è affidata a società internazionali che operano nel settore della verifica e valutazione . In questo modo la longa manus della politica dovrebbe avere più difficoltà a condizionare la valutazione, la trasparenza della quale rappresenterebbe una ulteriore garanzia di correttezza.
Una valutazione di merito con un punteggio assegnato a ciascuno che produrrebbe, invece che ad elenco di idonei, una graduatoria che impedirebbe ai politici di pescare nel mucchio indistinto degli idonei, i loro uomini ( esecutori), come ora avviene.
I prescelti, per punteggio e non per appartenenza, a loro volta, non dovrebbero “riconoscenza” ad uno sponsor ( mandante) e potrebbero essere meno condizionati o ricattati ( o lo sarebbero di meno) sapendo la loro eventuale riconferma essere legata al raggiungimento degli obiettiva prestabiliti piuttosto che all’obbedienza al loro mandante politico, come oggi accade.
Vogliamo discuterne compagni della sinistra arcobaleno ?
postato da massimo miniero l’8/03/2008

Una Risposta a “Politica e sanità”

  1. red68 Dice:

    d’accordo su tutto

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