L’imbroglio dell’intramoenia

Aprile 28, 2008

Credo che tutti ormai sanno cosa si intende per attività intramoenia dei medici ospedalieri. Quello che però forse non tutti sanno è l’imbroglio che c’è sotto. Fino a qualche decennio or sono i medici che lavoravano sia nelle strutture pubbliche che in quelle private (era all’epoca possibile) potevano, con la complicità dell’inefficienza delle strutture pubbliche ( di cui loro stessi erano, spesso, responsabili), dirottare i loro pazienti verso la più remunerativa ( per loro ) sanità privata. Questi medici, sia pure in via del tutto teorica, correvano il rischio di essere denunciati per tale comportamento. Quando è entrata in vigore la legge di riforma sanitaria ha introdotto l’esclusività del rapporto ( pubblico o privato) concedendo ai medici ( delle specializzazioni chirurgiche) la possibilità di svolgere attività privata all’interno dell’ospedale. Questo comporta che i medici che , fraudolentemente, dirottano i pazienti verso la loro attività privata( ospedaliera) non corrono più rischi. Quelli che non tutti sanno ( e, pare, nemmeno la magistratura) è che la legge afferma che si può sì svolgere attività intramoenia ma solo quando le famigerate liste di attesa sono abbattute. Cioè a dire che prima si effettua l’attività ordinaria e poi si fanno gli affari propri. Invece succede normalmente ( e purtroppo in tutta Italia) che si prospetti al paziente il ricovero ordinario tra sei mesi mentre se ci si ricovera in intramoenia ci si può operare tra una settimana. E’ chiaro che chi è affetto da una malattia grave o dolorosa non ha scelta.
Capita così che al Monaldi se hai un calcolo renale che ti provoca dolorose coliche ( la colica renale è una delle sintomatologie più dolorose che ci sia) devi aspettare un anno almeno per essere ricoverato nella unità di nefrologia per essere operato. A meno che…. Questo è capitato ad un mio conoscente ma capita tutti i giorni a tanti pazienti in tutt’Italia. Ed a beneficiare di questa remunerativa attività sono specialmente le attività chirurgiche. I medici che lavorano sul serio, per esempio nei pronto soccorso, mica possono fare l’attività intramoenia. Quindi Chi esercita nell’urgenza e fa un lavoro tanto massacrante quanto utile guadagna anche di meno. Questo accade in Italia e non c’è da sperare che questo governo metta mano a questo scandalo
Massimo Miniero


ma ci facci il piacere!!!

Aprile 23, 2008

Aspetto con ansia il giorno in cui il dott. Sergio Piro si ritirerà in pensione ( l’età c’è) smettendola di elargirci le sue perle di saggezza, come fa con discreta frequenza, trovando una inspiegabile accoglienza sulle pagine dell’edizione napoletana de La Repubblica.
Trovo francamente non più sopportabile che dall’alto di non so quale pulpito, si arroghi il diritto di criticare questo e quello o difendere l’indifendibile.
Ricordo che più di 20 anni or sono quando era, e non commento, direttore dell’Ospedale Frullone, si erse a mezzo stampa, a difensore del presidente dell’USL 41, di cui faceva parte la struttura del Frullone. Un certo Vaia. Persona molto discutibile all’epoca e che poi ha avuto numerose disavventure giudiziarie pur continuando ad avere, per motivi misteriosi, incarichi di gestione in sanità. Pare che adesso finalmente sia fuori e forse, in futuro, dentro le patrie galere. Ma il Piro è fatto così. Parte in quarta se si tocca una persona che è suo amico. Oggi difende il prof Mininni, nominato, nell’ambito della consueta lottizzazione, Direttore Generale del Santobono in quota Udeur. Come capita in questo sistema che è marcio, essendo uscito l’Udeur dalla maggioranza, si tenta di “far uscire” anche il suo uomo cioè Mininni. Criticare la ventilata rimozione dimenticando che la stessa logica è sottesa alla precedente nomina, mi pare estremamente scorretto.
Mininni non è stato nominato, checchè ne dica l’ineffabile Montemarano, perché bravo, ma perché lottizzato.
Quanto alla sua bravura, alla bravura di tutti i Manager nella sanità, ho già scritto.
A Sergio Piro mi verrebbe da dire, ad imitazione del grande Totò: ma ci facci il piacere!!!
Massimo Miniero


Resistere, resistere, resistere

Aprile 17, 2008

Anche se questo è un blog tematico, non è detto che non si debbaqno affrontare temi politici connessi. E, purtroppo, la politica, anche la buona politica, non può non incidere, nel bene e nel male, sul sistema sanitario. Indicazioni prioritarie e relativi impegni di spesa li dovrebbe dare la politica che, invece, come più volte denunciato, si occupa anche della gestione o, meglio, della malagestione. Non ci aspettiamo buone cose dal nuovo governo. Sicuramente non un rilancio della sanità pubblica se il modello è quello della lombardia. Già che in fatto di medicina privata non è che al sud ce n’è poca!! E temo che ce ne sarà sempre di più e più finanziata. Temo anche per la 194 se il modello è quello di comunione e liberazione. Insomma ho paura che dovremo difendere con denti ed unghie quello schifo di sanità pubblica che abbiamo (almeno al sud) perchè potrebbe andare peggio. Ancora una volta ci dobbiamo apprestare ad una battaglia di retroguardia anche perchè è molto probabile che tra un anno, se non prima, anche la regione campania sarà in mano al centrodestra. Speriamo almeno di recuperare alla lotta politica per una buona sanità, un poco di sinistra autentica che si muova su una linea diversa da quella fino ad oggi sciaguratamente seguita.


Lettera al Presidente Antonio Bassolino

Aprile 16, 2008

Presidente,

Sulle pagine nazionali del quotidiano “La Repubblica”, lei ha detto che non può dimettersi ora, ma tra un anno, dopo aver contribuito alla risoluzione della questione rifiuti, e dopo aver rilanciato lo sviluppo tramite i fondi europei.
Ha però dimenticato una questione importante, che vale quasi il 70% del bilancio regionale, la questione della Sanità, in questo momento sottaciuta e coperta dalla tragedia ambientale, ma non meno grave, e alla prima connessa per alcuni importanti aspetti: se infatti si è arrivati all’attuale stato di inquinamento, che ha compromesso gravemente anche la filiera alimentare e che è tra le cause dall’aumento di tumori e delle malformazioni nella nostra regione, oltre che del discredito che ci accompagna nel mondo, ciò è dovuto non solo agli irresponsabili sversamenti di rifiuti tossici e nocivi del nord industriale perpetrati per anni in combutta con la camorra, ma anche alla assenza di qualsivoglia azione di prevenzione primaria e di vigilanza da parte delle istituzioni regionali preposte alla tutela dell’ambiente e della salute, che solo ora, perché sospinte, si sono timidamente mosse.
Ma veniamo alla questione della Sanità propriamente detta, che raggiunge l’onore delle cronache solo per le liste di attesa o le barelle al Cardarelli o anche per le lotte dei precari, che sono solo epifenomeni di una disorganizzazione e disfunzione che è ormai totale e profonda. Sono passati tre anni dalle promesse di Montemarano, ci sono state tre finanziarie regionali, ed un Piano di rientro imposto dal governo, che promettevano il risanamento del deficit ed interventi vari, ma il taglio della spesa non si è accompagnato alla riorganizzazione e ristrutturazione dei servizi, sia ospedalieri che territoriali, pubblici e privarti. Il risultato è stato un drastico ridimensionamento e peggioramento nell’erogazione delle prestazioni, ivi comprese quelle di emergenza ed urgenza, che mai come ora hanno raggiunto un livello tanto basso, a scapito, soprattutto, di coloro che non hanno gli appoggi giusti o i mezzi per farsi curare altrove. Ma non si è fatto alcun passo per organizzare una seria prevenzione, per migliorare l’assistenza e le cure territoriali, per aumentare e migliorare la capacità di risposta delle Aziende Ospedaliere, per formare e qualificare il personale: in questa situazione resistono quelle realtà che da sempre hanno goduto di favori o dove gli operatori non demordono.
Non si sono volute toccare le sacche di inefficienza e non si sono voluti colpire quei nodi e quegli interessi che fin’ora hanno pagato in termini elettorali, si continua a mortificare la professionalità e si lascia che il sistema imploda su se stesso.
E qui si va a toccare quella zona grigia ed indefinita dove inefficienza e malfunzionamento della pubblica amministrazione si vanno a toccare con l’illegalità e la camorra, come in certi territori, dove l’infiltrazione camorristica e la presenza di persona affiliate fin nella gestione dei servizi è stata più volte ed inutilmente denunciata.
Ritornando alla sua dichiarazione, Presidente, agli impegni che ha dichiarato deve aggiungerne un altro: quello di liberare quanto prima la sanità campana di tutti quei politici, tecnici, direttori e dirigenti ossequiosi con le autorità superiori, ma colpevoli e/o inetti nel loro lavoro, risanare e disinfestare gli apparati sui quali si regge l’organizzazione sanitaria in Campania, quindi dare avvio ad un vero risanamento strutturale.
Mi creda, non sto esagerando affatto, basterebbe fare una visita, non annunciata, nei principali nosocomi della regione, girare non visti, e incontrare qualcuno, che abbia finalmente il coraggio di parlare, e poi di ribellarsi.
Ci sono ancora le professionalità campane per risalire la china, anche se molte di esse sono emigrate, stanno solo aspettando un segnale, ma che sia vero. Non è possibile rassegnarsi, e non saranno certo i fasulli rappresentanti dell’opposizione, che in questi anni hanno assecondato il potere, e che ora stanno solo aspettando di occupare gli eventuali posti di comando resisi liberi, ad invertire la rotta.

Loretta mussi


Basta con la 502!

Aprile 3, 2008

Per i non tecnici ricordo che la legge 502 varata nel 1992, l’anno dell’esplosione di tangentopoli, è quella che ha abrogato la legge 833 cioè la legge che istituiva il Sistema Sanitario Nazionale Italiano nel 1978; una delle migliori leggi sociali mai partorite dalla repubblica, dai contenuti rivoluzionari. Per intenderci la legge 833 non solo metteva finalmente ordine nella giungla delle casse mutue tanto care alla vecchia DC che le occupava quasi tutte, uniformando l’assistenza sanitaria di base per tutti i cittadini, ma enfatizzava l’importanza della prevenzione ponendo massima attenzione più che agli ospedali, alle strutture territoriali. Questo almeno era nell’intenzione del legislatore. Da più parti si è ripetuto che la legge 833 derivava dalle lotte operaie, sindacali e studentesche degli anni 60 e 70, ma era frutto del clima culturale post ‘68. Inoltre ricordo che la 833 era stata pensata sul modello del servizio sanitario nazionale (NHS) inglese, uno dei più avanzati del mondo, nato ad opera di un autentico galantuomo e socialista come Aneurin Bevan, popolarissimo deputato della sinistra laburista che istituì il NHS nel governo laburista subito dopo la seconda guerra mondiale.
Ebbene questa eccellente legge avrebbe al più necessitato di una verifica e di correzioni periodiche.
Purtroppo questa pratica, ovvero la manutenzione e l’adeguamento delle leggi, non è seguita correntemente dai politici italiani che preferiscono buttare a mare le leggi vecchie e farne delle nuove ( frequentemente peggiori).

Colpa di De Lorenzo?

Fino a pochi anni or sono, pregiudizialmente, credevo che ideatore della legge o, comunque, suo sponsor, fosse stato il buon De Lorenzo, all’epoca ministro della sanità. Non avevo tenuto conto che non poteva essere farina del suo piccolissimo sacco, una legge che è chiaramente figlia di un disegno perverso ma, a suo modo, perversamente intelligente.
Un libro di Ivan Cavicchi ( un dei massimi esperti della sanità italiana ) dal titolo”Sanità’: un libro bianco per discutere”, mi ha svelato il progetto portato avanti fino dai primissimi anni ’80 ( maledetti anni ’80 !) da parte di un folto gruppo di teste pensanti assolutamente non comuniste del PCI ( come Bersani o come Veltroni, per intenderci) che con una fitta serie di convegni, libri, articoli di stampa, hanno prodotto quel terreno culturale fertile per impiantarci le Aziende Sanitarie e far diventare la salute un bene di consumo come tanti altri. Tutto portato avanti con l’obiettivo, dichiarato, di risparmiare e di avere più efficienza. Mentre il vero obiettivo era ed è quello di arrivare alla fine ad un modello sanitario come quello americano : poco costoso per lo stato ( per la fiscalità generale) molto per i cittadini ( che debbono pagare molto di tasca loro).
Nonostante le attese( cretini, incapaci od in malafede queste teste pesanti?) oggi ci ritroviamo con una spesa sanitaria che aumenta di anno in anno ( anche se siamo al di sotto della spesa media per la sanità in Europa) mentre quello che era (ed è ancora) tra i migliori sistemi sanitari del mondo si avvia a fare la stessa fine della scuola pubblica o dell’Alitalia.
E’ solo colpa dell’Aziendalizzazione? Certamente no! Piuttosto del clima culturale e del debole pensiero unico, che ha prodotto:

• la sciagura dell’Aziendalizzazione , che ha spostato tutte le risorse sugli ospedali sottraendole al territorio e , quindi alla prevenzione

• la”moderna” terminologia che , come ci ricordava ieri il buon Veltroni, chiama i malati cittadini utenti ( sic)

• una remunerazione per le prestazioni mediche ospedaliere uguale a quello ideato dalle assicurazioni sanitarie americane ovvero le assicurazioni più delinquenziali del mondo.

• L’idea che per fare più soldi gli ospedali debbono puntare sulle prestazioni più redditizie ovvero quelle chirurgiche aumentandone artificiosamente la domanda

Una sinistra che sia tale dovrebbe prima di tutto interessarsi più di quanto fatto fino ad oggi della sanità snodo cruciale del cosiddetto welfare; poi battersi per una inversione culturale che porti all’abrogazione della 502 ed ad una nuova legge che, per dirne una, non abbia come obiettivo principale solo il risparmio e che liberi la sanità dalla attuale condizione di ostaggio della politica .
(1-continua)
postato da massimo miniero il 3/4/2008