Lettera al Presidente Antonio Bassolino

Presidente,

Sulle pagine nazionali del quotidiano “La Repubblica”, lei ha detto che non può dimettersi ora, ma tra un anno, dopo aver contribuito alla risoluzione della questione rifiuti, e dopo aver rilanciato lo sviluppo tramite i fondi europei.
Ha però dimenticato una questione importante, che vale quasi il 70% del bilancio regionale, la questione della Sanità, in questo momento sottaciuta e coperta dalla tragedia ambientale, ma non meno grave, e alla prima connessa per alcuni importanti aspetti: se infatti si è arrivati all’attuale stato di inquinamento, che ha compromesso gravemente anche la filiera alimentare e che è tra le cause dall’aumento di tumori e delle malformazioni nella nostra regione, oltre che del discredito che ci accompagna nel mondo, ciò è dovuto non solo agli irresponsabili sversamenti di rifiuti tossici e nocivi del nord industriale perpetrati per anni in combutta con la camorra, ma anche alla assenza di qualsivoglia azione di prevenzione primaria e di vigilanza da parte delle istituzioni regionali preposte alla tutela dell’ambiente e della salute, che solo ora, perché sospinte, si sono timidamente mosse.
Ma veniamo alla questione della Sanità propriamente detta, che raggiunge l’onore delle cronache solo per le liste di attesa o le barelle al Cardarelli o anche per le lotte dei precari, che sono solo epifenomeni di una disorganizzazione e disfunzione che è ormai totale e profonda. Sono passati tre anni dalle promesse di Montemarano, ci sono state tre finanziarie regionali, ed un Piano di rientro imposto dal governo, che promettevano il risanamento del deficit ed interventi vari, ma il taglio della spesa non si è accompagnato alla riorganizzazione e ristrutturazione dei servizi, sia ospedalieri che territoriali, pubblici e privarti. Il risultato è stato un drastico ridimensionamento e peggioramento nell’erogazione delle prestazioni, ivi comprese quelle di emergenza ed urgenza, che mai come ora hanno raggiunto un livello tanto basso, a scapito, soprattutto, di coloro che non hanno gli appoggi giusti o i mezzi per farsi curare altrove. Ma non si è fatto alcun passo per organizzare una seria prevenzione, per migliorare l’assistenza e le cure territoriali, per aumentare e migliorare la capacità di risposta delle Aziende Ospedaliere, per formare e qualificare il personale: in questa situazione resistono quelle realtà che da sempre hanno goduto di favori o dove gli operatori non demordono.
Non si sono volute toccare le sacche di inefficienza e non si sono voluti colpire quei nodi e quegli interessi che fin’ora hanno pagato in termini elettorali, si continua a mortificare la professionalità e si lascia che il sistema imploda su se stesso.
E qui si va a toccare quella zona grigia ed indefinita dove inefficienza e malfunzionamento della pubblica amministrazione si vanno a toccare con l’illegalità e la camorra, come in certi territori, dove l’infiltrazione camorristica e la presenza di persona affiliate fin nella gestione dei servizi è stata più volte ed inutilmente denunciata.
Ritornando alla sua dichiarazione, Presidente, agli impegni che ha dichiarato deve aggiungerne un altro: quello di liberare quanto prima la sanità campana di tutti quei politici, tecnici, direttori e dirigenti ossequiosi con le autorità superiori, ma colpevoli e/o inetti nel loro lavoro, risanare e disinfestare gli apparati sui quali si regge l’organizzazione sanitaria in Campania, quindi dare avvio ad un vero risanamento strutturale.
Mi creda, non sto esagerando affatto, basterebbe fare una visita, non annunciata, nei principali nosocomi della regione, girare non visti, e incontrare qualcuno, che abbia finalmente il coraggio di parlare, e poi di ribellarsi.
Ci sono ancora le professionalità campane per risalire la china, anche se molte di esse sono emigrate, stanno solo aspettando un segnale, ma che sia vero. Non è possibile rassegnarsi, e non saranno certo i fasulli rappresentanti dell’opposizione, che in questi anni hanno assecondato il potere, e che ora stanno solo aspettando di occupare gli eventuali posti di comando resisi liberi, ad invertire la rotta.

Loretta mussi

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