Un paziente psichiatrico rifiutato a Gragnano

Novembre 28, 2008

Sono uno psichiatra dell’Asl Na1. Il giorno 23 novembre 2008 parto da Napoli con due infermieri con il paziente R.M., affetto da grave agitazione psicomotoria, dopo aver attivato un Trattamento sanitario obbligatorio, diretto verso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Gragnano.
Il paziente, scompensatosi dopo la morte del padre, e che esprime la sua sofferenza gettando oggetti pesanti dall’ottavo piano, vive solo con la madre anziana e malata nel territorio del distretto 44 dell’Asl Na 1, San Ferdinando Chiaia Posillipo.
Dopo giorni di inutili tentativi di sedare il paziente a domicilio e di convincere suo fratello e suo figlio maggiorenne a sostenerlo affettivamente e materialmente, la nostra unità operativa si ritrova costretta ad attivare le pratiche del ricovero psichiatrico coatto. Leggi il seguito di questo post »


Imbrogli

Novembre 25, 2008

Da un amico “in rete” ricevo e volentieri pubblico

Cari/e,
nel gennaio 2005 al sert di Pozzuoli,  “mio” luogo di lavoro, venni a conoscenza della possibilità per una parte di Noi “dipendenti” del servizio pubblico per le tossicodipendenze dell’asl na 2  di guadagnare qualcosa di extra, sulla base di una programmazione a-posteriori fatta dei “nostri” responsabili. Veniva detto : “sono soldi pubblici che altrimenti vanno persi”  (vero. visto l’incapacità di molti responsabili nel programmare per tempo le prestazioni da erogare e a garantire per davvero le appropriate cure ). Il dott. Di Lauro, direttore del dipartimento delle dipendenze patologiche  dell’asl na2 ha più volte dichiarato : “dei soldi del progetto non ho preso una lira” …. Vero. Lui questa volta non ha preso una lira. Sarà per altro motivo ma non di certo perché di colpo è diventato un ingenuo dirigente. Leggi il seguito di questo post »


A proposito del commissariamento della sanità Campana

Novembre 19, 2008

Da più di un mese,  un giorno sì e l’altro pure,  la stampa riporta  le dichiarazioni del ministro del welfare o di qualche sottosegretario, con minacce di  commissariamento dell’assessorato  alla sanità a  causa del persistente  deficit campano.
Di conseguenza  ci sono  riunioni quasi quotidiane tra assessore e direttori generali, tutti preoccupati, tranne bassolino, per la loro poltrona.
Il diktat dell’assessore è: risparmiare, risparmiare, risparmiare.
E si taglia indiscriminatamente quanto massicciamente;  si spostano alcuni debiti al 2009,  non si acquistano più né farmaci né reattivi per le analisi. Si lesina anche sulla carta per stampare.
In effetti oggi si continua e si incrementa la sciagurata politica di tagli inaugurata con il piano di rientro, stilato un anno or sono, e che ha messo in ginocchio la sanità campana e l’assistenza erogata,  per arrivare a ridurre  il  deficit dagli  800 milioni di euro  del 2006 e dai 700 del 2007 ai  200 milioni di euro, come  previsto per fine  2008.
Insomma il piano di rientro  ha assolto bene al suo sporco compito; ma il governo ed il patto di stabilità vogliono di più: a costo di dare il colpo di grazia  ad una sanità al collasso! Arrivo a dire che,  a questo punto, sarebbe più corretto chiudere  quegli ospedali che da domani non saranno  più in grado di erogare assistenza ( già, fino ad oggi, largamente  insufficiente).
E’ bene che i cittadini della Campania sappiano che  tutto questo avviene a causa dei ladri e degli incompetenti che negli ultimi 20 anni hanno governato ( sic!) e, purtroppo, continuano a governare ( doppio sic!) la sanità.
A questo punto se tutto va secondo le previsioni dovrebbe comunque, scattare il  commissaria- mento  dato che difficilmente, da qui al 31 dicembre,  si potrà appianare il buco di 200 milioni.
Il famigerato patto di stabilità prevede  che le regioni che  sforano, non hanno diritto all’ultima tranche di finanziamento governativo  prevista per quelle che  raggiungono  il pareggio. Per la Campania si tratta di 300 milioni di euro in meno che si aggiungono ai 200 di deficit per un totale di 500 milioni. Chi sarebbe così pazzo da gestire una situazione così gravemente debitoria ? Nemmeno bassolino che, pure,  in un primo tempo, non disdegnava l’idea di fare il commissario, come Marrazzo nel Lazio. Forse  per confermare la buona esperienza fatta come commissario per l’emergenza rifiuti!
Come andrà a finire  adesso, dato che il popolo delle libertà non ha nessuna intenzione di bruciarsi le prossime tornate elettorali assumendo la responsabilità di gestire la sanità campana?
Probabilmente la situazione si trascinerà più o meno come avvenuto per i rifiuti. Solo che quando l’affare sanità ci sommergerà nemmeno Al Tappetto potrà fare molto. Certo non potra fare come con la spazzatura che ha nascosto sotto il tappeto. Per la sanità occorrono scelte dolorose e, inizialmente, poco paganti. Occorre fare il contrario di quello che si è fatto fino ad oggi: usare la sanità per ottenere, attraverso favori e clientele, consenso elettorale. L’attuale assessore, Montemarano, è stato un grande in questo de-genere. Occorre che la politica si metta al servizio della sanità. Tagliare, sì, ma  gli sprechi, le strutture inutili, mandare a casa apicali, rivisitare la convenzione con le università, pretendendo che insegnino, che formino come oggi non avviene,  magari con meno docenti,  più qualificati dei tanti ( non la maggioranza, ma quasi)  ignoranti che sono in cattedra.
Questi ladri ed incompetenti che ci governano non sono in grado, anche per deficit culturale, di fare un bel niente di quello che andrebbe fatto.
Quindi……


Dove l’unico valore è il profitto tutto il resto è …….

Novembre 17, 2008

Ricevo e volentieri pubblico  questa mail che dimostra ancora una volta come  la salute sia una variabile dipendente dal profitto. Questo è il mercato, bellezza!

caro massimo
ti scrivo questa storiella così come mi è stata raccontata: sono sicura che non ti meraviglierai più di tanto ma forse  sarebbe il caso di divulgare la notizia.

Come certamente saprai esiste una normativa europea (continuamente  violata) che regolamenta il contatto degli inchiostri da stampa con  gli alimenti.
Per i biscotti  e il latte il problema sembra sia stato risolto utilizzando stampa interna con “  accoppiamento di altro materiale in linea”, in modo da evitare il  contatto di inchiostri tossici con gli alimenti, ma il problema resta irrisolto per altri prodotti. Pensiamo ai  bicchieri coloratissimi monouso destinati alle grandi catene di fast  food …. variopinti, accattivanti contenitori di bevande gasate e non; pensiamo ai coni gelato (cornetti e simili) di  famose catene alimentari allegramente fasciati da carta lucida e  colorata….
La stampa rotocalco utilizzata per questi involucri, per le alte  velocità del processo produttivo, richiede l’utilizzo di inchiostri   con acetato : il pigmento di questi inchiostri è altamente tossico.
Le cialde pronte per essere riempite di gelato vengono fornite già  nell’involucro di carta in “stecche” (l’una nell’altra) per cui ogni  cialda è a diretto contatto con l’inchiostro.
Lo stesso “trattamento” lo  subiscono gli involucri di cartone per le  patatine,i contenitori per i panini ……
Mi è stato detto che basterebbe isolare l’inchiostro con il    politene ( polietilene) per evitare il rischio, ma costerebbe un pò e così neanche  grandi aziende come la SEDA o la UTAMAKI lo
fanno grazie alla complicità dei responsabili alla sorveglianza e di  famosi oncologi prezzolati.

Intanto la UNILEVER,grande multinazionale, ha sospeso gli ordinativi   alla SEDA e alla UTAMAKI  richiedendo maggiore attenzione alla qualità  ed alla salute dei consumatori….     oggi ho saputo che la SEDA sta licenziando…..e   tempo fa chi non ha voluto starci è stato costretto a licenziarsi  e a  cambiare città.

Bianca Miniero


Tumore al cuore

Novembre 13, 2008

Il post che segue affronta un argomento doloroso più volte denunciato. Chi pratica la sanità sa che esiste un registro regionale dei tumori   che è gestito da una persona brava e competente. Ma i suoi dati non sono molto pubblicizzati, quando non nascosti, per non allarmare la popolazione (sic!). Gli epidemiologi dicono che ci sarà  una vera e propria esplosione di neoplasie tra qualche anno nel casertano, nella zona a più alto inquinamento ambientale, ma anche nelle città che dove si sono consumati i frutti inquinati di quella terra. Quello di cui ci racconta  Antonio  sono “solo” drammatiche avvisaglie; avvisaglie fatte di carne e sangue, cervello ed affetti. Da tempo siamo non pochi  a denunciare non solo questo fatto, ma l’assoluta impreparazione della sanità regionale a fare fronte a questa futura emergenza. Per contro oggi il nanerottolo viene a Napoli per avviare nuove lucrose fonti di ulteriore inquinamento. Con la benedizione di Bassolino!

Ida era mia zia. Una di quelle zie che friggono tutto e ti danno sempre da mangiare. Una zia-mamma. Aveva una salumeria e portava addosso un profumo di pane fresco.
Anche Pacifico era mio zio. Era fedele al suo nome. Mite. Un’ombra. L’ho visto poco.
Un altro zio era Salvatore, minuto falegname che aveva le mani callose e una timidezza serena. Ho visto poco anche lui.
Il signor Giovanni, invece l’ho visto una volta sola: era il papà di una cara amica e mi diede la sensazione di un uomo protettivo e forte. Un po’ come il dottor Vincenzo, che ho avuto di fronte nei banchi del Consiglio comunale dieci anni fa. Di Rifondazione io, di An lui. Scontri belli, di contenuti. Sorrisi complici. Il rispetto per chi ha ancora un valore.
Ida, Pacifico, Salvatore, Giovanni, Vincenzo hanno due cose in comune.
La prima è che, in un modo o in un altro, hanno incrociato la mia strada.
La seconda è che sono morti in questi giorni di tumore. In pochi mesi.
Hanno scoperto la scimmia rancida da un mal di pancia. “Mi sento disturbato, ho dolore allo stomaco, non mi va di mangiare oggi”.
Tre settimane dopo erano sotto terra.
Ci sono emozioni private in queste vicende: ricordi, parole, fotografie. Poi ci sono emozioni più allargate: la paura che potrebbe capitare ad altri, l’orrore di vedersi consumati in un lampo. Poi c’è una suggestione di tutti:
il tumore nell’area a nord di Napoli. Fegato e polmoni, i peggiori.
Ci sono studi che dimostrano che in alcune zone della Campania, negli anni scorsi, il cancro è esploso come un’epidemia. Percentuali più alte che nel resto d’Italia. Ma anche queste cifre non la dicono tutta, almeno per il Giuglianese.
Se in tre mesi, io ho perso tre zii (giovani, tutti meno di 70 anni) e due conoscenti, con la stessa malattia e allo stesso, fulminante, modo e tutti cresciuti tra Marano e Mugnano; se la cerchia limitata dei miei conoscenti e parenti conta una percentuale così alta di morti fulminanti con tumori al fegato e ai polmoni, cosa sta succedendo nella altre famiglie di questo territorio?
Sarebbe interessante andare a spulciare ed analizzare i dati scientifici, nuovi, quelli degli ultimi anni. Ammesso che sia concesso davvero a qualcuno di fare una verifica seria. Ormai siamo privi della possibilità di intavolare qualunque ragionamento sul tema rifiuti. Se dici una parola, ti bollano come irresponsabile; se ne dici due, stai proteggendo il tuo giardino; se ne dici tre, hai interessi da coprire; se ne dici quattro, i giornali di regime ti mandano addosso un cronista, se ne dici cinque, ti
portano in questura.
Ma lo sconcerto rimane. Hanno militarizzato i siti destinati a discarica; trovano amianto e militarmente lo sotterrano; hanno abbandonato interi pezzi di territorio alla camorra e alla criminalità; hanno consentito l’infezione purulenta dell’intreccio tra miope individuali e collettive, il saldarsi di interessi minimi e grossi. La camorra ha comprato i terreni per metterci vernici tossiche del nord, i generali arrivano oggi, aprono discariche sugli stessi terreni, ci depositano le stesse vernici tossiche, legalizzandole, e ci dicono “dove eravate?” senza spiegarci dov’erano loro, con le mostrine e i carrarmati. I contadini, magari gli stessi che oggi protestano, hanno irrigato i campi con il percolato e ci hanno portato frutta e verdura a tavola, vendendola su rassicuranti camion che girano per i paesi e ti spacciano l’illusione della genuinità. “Non vengono dalla Cina, è roba nostra”, dicono le voci dal megafono dei tre ruote.
Noi, intanto, contiamo i morti.
E moriamo ogni giorno del dolore di restare qui. Impotenti. A consumarci di un tumore nuovo: quello al cuore.

Antonio Menna
Oggi alle 13.29