Sono uno psichiatra dell’Asl Na1. Il giorno 23 novembre 2008 parto da Napoli con due infermieri con il paziente R.M., affetto da grave agitazione psicomotoria, dopo aver attivato un Trattamento sanitario obbligatorio, diretto verso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Gragnano.
Il paziente, scompensatosi dopo la morte del padre, e che esprime la sua sofferenza gettando oggetti pesanti dall’ottavo piano, vive solo con la madre anziana e malata nel territorio del distretto 44 dell’Asl Na 1, San Ferdinando Chiaia Posillipo.
Dopo giorni di inutili tentativi di sedare il paziente a domicilio e di convincere suo fratello e suo figlio maggiorenne a sostenerlo affettivamente e materialmente, la nostra unità operativa si ritrova costretta ad attivare le pratiche del ricovero psichiatrico coatto.
Come spesso accade, a Napoli non riusciamo a ricoverarlo perché manca il posto, e bisogna andare a Gragnano, Asl Na 5.
Diventa così un’ odissea assistere il nostro sventurato paziente, persona in altri momenti squisita, laureato in filosofia, residente nei quartieri alti di Napoli.
Ma la madre difende disperatamente il figlio, afferma con forza la sua volontà di tenerlo a casa con lei, nonostante le proteste del condominio, e abbraccia suo figlio con una forza tale che è impossibile per carabinieri, vigili urbani e infermieri soltanto tentare di separarli.
Così siamo obbligati a portare con noi anche la madre, per dimostrarle che nulla di male sarà fatto al figlio, e per tranquillizzare il paziente, agitatissimo e spaventato nonostante tutti nostri sforzi e la sedazione farmacologica.
Partiamo a sirene spiegate verso Gragnano, ma giunti al Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura, ci viene negato il ricovero nonostante l’ordinanza sindacale di Trattamento sanitario obbligatorio del Comune di Napoli.
Una gentile quanto imbarazzata collega, comunica alla oramai esausta carovana formata da me, dagli infermieri, dal paziente agitato e dalla madre disperata, dall’autista dell’ambulanza della Asl Na 1 e dai vigili urbani, che senza avere prima praticato un elettrocardiogramma ed i prelievi ematici presso l’Ospedale di Castellammare, per ordini superiori, sarebbe stata costretta a rifiutare il ricovero. Dopo aver fatto presente all’ incolpevole collega che
1. il Tso non può essere rifiutato per nessuna ragione, in presenza di un posto libero;
2. che il paziente, in stato di scompenso psicotico, non si sarebbe mai sottoposto volontariamente a un elettrocardiogramma o ad un prelievo ematico, e che avrebbe potuto dimostrarsi pericoloso per sè e per gli altri in un luogo pubblico come un pronto soccorso;
3. che se un paziente psichiatrico in crisi avesse potuto affrontare una procedura del genere senza danni, allora non ci sarebbe stato bisogno del ricovero coatto;
sono stato costretto a minacciare l’intervento delle forze dell’ordine e una denuncia per interruzione di pubblico servizio e abbandono di incapace se il paziente non fosse stato immediatamente ricoverato.
Solo così, dopo lunghe trattative, è stato possibile risolvere la questione con il ricovero coatto, pratica squallida e violenta, ma spesso indispensabile, specie quando si è in presenza di un progressivo smantellamento della salute mentale sul territorio della nostra regione.
Insomma i pazienti psichiatrici, che avrebbero diritto a essere ricoverati negli Spdc all’interno di ospedali pubblici come prescrive la legge, vengono invece per quanto riguarda quel territorio deportati in luoghi isolati – Gragnano – al di fuori dell’ospedale generale, privi dei presidi sanitari minimi, come l’elettrocardiogramma e gli esami ematoclinici e il pronto soccorso, presenti solo nell’ospedale di Castellammare.
Questo episodio dimostra che siamo oramai in presenza di fenomeni imponenti di frammentazione irreversibile di ciò che resta del Servizio Sanitario Nazionale, non solo tra Regione e Regione, ma anche tra Asl e Asl e distretto e distretto, se ognuno si sente autorizzato a comportarsi come meglio crede, come nella Libera Repubblica di Gragnano, inventando bizzarri protocolli totalmente illegali che servono solo a fare odiare ai cittadini lo sgangherato carrozzone della sanità regionale campana.
Francesco Blasi
(Lettera a Repubblica Napoli del 26/11/2008)