Qualche volta succede

Ne La Repubblica di ieri 2 dicembre si leggeva

Truccare un concorso universitario per agevolare il figlio impreparato di un barone e farlo ammettere a un scuola di specializzazione provoca «una lesione all’ immagine e al prestigio» di un ateneo, oltre che un danno economico. E le cifre in ballo, per risarcire l’ appannamento e il «deterioramento del rapporto di fiducia tra cittadinanza e istituzione pubblica», non sono da poco. Si viaggia poco sotto i 240mila euro. A stabilire responsabilità e importi – entrando nel caso specifico, oggetto di una procedimento penale non ancora chiuso – è stata la sezione Piemonte della Corte dei conti. I magistrati contabili, attivati nel 2004 dall’ università di Torino, con la sentenza 179 hanno condannato presidente e segretario di una commissione d’ esame a ripagare l’ ateneo con 237.372, 85 euro. Nomi pesanti, sotto la Mole. Un pasticciaccio che la Corte ricostruisce per intero, per spiegare la decisione finale. Il concorso manipolato è quello per l’ accesso alla specialità di Chirurgia generale I della facoltà di Medicina, anno accademico 1999-2000. Francesco Morino, allora direttore del corso di specializzazione, genero del caposcuola della chirurgia italiana Achille Mario Dogliotti, venne accusato di aver dato una robusta spinta a un candidato eccellente e con una preparazione non proprio ottimale, il giovane Gian Mattia, figlio del cattedratico napoletano Alberto Del Genio. Allo scritto prese un pessimo voto, insufficiente. L’ elaborato originale finì in mille pezzi, sostituto con un test “posticcio”, 38 punti, il secondo posto nella graduatoria finale. Morino – capi di imputazione penali e condanna ridimensionati in appello, in attesa di Cassazione – non fece tutto da solo. Lo aiutò Franco Tridico, professore associato, segretario della commissione e poi “gola profonda” nell’ inchiesta, sei mesi di pena patteggiata, per lui definitiva. Adesso la batosta della Corte dei conti, per la lesione dell’ immagine e per «lo svisamento di risorse pubbliche», la borsa di studio data al candidato sponsorizzato. Con un supplemento. Altri soldi ancora – 27 mila euro – da versare all’ università di Napoli, dove lo specializzando finì la scuola.

Accanto alla contentezza perchè qualche volta succede  che almeno uno paghi ( ma pagherà?) per le centinaia, migliaia di imbrogli che avvengono nelle università italiane, sorge la domanda: e se cominciassero  dall’università le cause della malasanità? Dall’Università che dovrebbe formare e non solo sistemare i figli, un poco scarsi, di papà eccellenti?

Non che questo sia un problema che affligge solo la facoltà di medicina e solo il sud. Non che questo sia un problema solo dell’oggi. La cattedra al genero di Dogliotti, che non a caso è implicato nell’ “affaire” ( non è molto noto per la sua abilità chirurgica quanto per gli incarichi che riveste) non è scandalo di oggi. Purtuttavia se un tempo accanto ad un genero di Dogliotti c’era spazio per far fare carriera ad uno bravo che avesse qualcosa da insegnare, oggi questi spazi si sono ristretti ed il rapporto uno ad uno tra raccomandati ( solitamente poco capaci) e competenti è passato a 99 ad 1. Povera università Italiana! ma poveri quei ragazzi che si aspettano di imparare qualcosa da questa università. Temo che la principale se non l’unica cosa che sai riesce ad insegnare insegnare ai giovani è a farsi furbi. E’  tragico! Spero di essere smentito  dai fatti. Spero che l’ “onda” non sia un fenomeno transitorio .

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