Continuo in questa “rievocazione” con la consapevolezza che quello che scrivo è una riflessione nata dall’osservazione dal di dentro del corpo malato della sanità: senza alcuna presunzione di scientificità. E’, e non potrebbe essere altrimenti, una visione parziale e non esaustiva di tutte le cause che ci hanno portato dove stiamo.
Questa precisazione è d’obbligo perché alcune critici mi accusano di non citare tutta la riflessione culturale e politica che ha attraversato tutti gli anni ’80 e ’90 e che ha condotto ad abbandonare la legge 833 e le USL in favore delle Aziende ( legge 502) e le successive leggi di riforma che ci portano oggi ad una situazione di degrado e di indebitamento che mette in forse, stante l’attuale crisi economica, la possibilità di esistenza stessa della sanità pubblica.
Conosco abbastanza bene , avendo letto molto, il travaglio di economisti e politici animati dalla sincera intenzione ( e non ironizzo!) di offrire un servizio sanitario efficiente quanto economicamente sostenibile.
Solo che queste persone, sicuramente competenti ed oneste, evidentemente non sapevano di che razza erano fatti i nostri politici.
Pensavano veramente che trasferendo la competenza della gestione della sanità alle regioni ( concetto in linea teorica condivisibile) la spesa sarebbe stata più governabile?
Pensavano veramente che l’aziendalizzazione sarebbe riuscita a separare (principio, in linea teorica, totalmente condivisibile) la gestione politica della sanità da quella tecnica ?
Non si sono mai resi conto che sarebbe stata la sanità a servire alle nascenti regioni e non le regioni a servire alla sanità? ( cfr: I. Cavicchi: Sanità: un libro bianco per discutere, Dedalo,2005)
Se lo pensavano in che mondo vivevano?
Da quasi 30 anni in ospedale e da quasi 40 medico, affermo che , a parte la incapacità e la disonestà dei politici e l’incapacità e la disonestà di coloro che hanno gestito e gestiscono la sanità, quello che ha fatto molto male sono state tutte le leggi nazionali e regionali, pensate da persone, magari anche laureate in medicina, e magari animate da buoni propositi, ma che mai, nemmeno per un giorno, hanno vissuto, dal di dentro, la realtà di un ospedale, di una struttura sanitaria territoriale.
Basaglia ha pensato le legge 180 dopo aver vissuto, dal di dentro, la tragedia degli ospedali psichiatrici.
Così come sono convinto che il miglior guaritore è colui che è stato ferito, sono convinto che senza ascoltare chi la sanità la vive dal di dentro, la sanità malata tale resterà.
Sicuramente non la guariranno quelli che l’hanno fatta ammalare! ( 4-continua o almeno si spera!)