Da una collega e compagna da me sollecitata a scrivere un breve report della sua attività ricevo e volentieri pubblico quanto segue. Non posso non sottolineare che ancora una volta quello che c’è di buono è opera di una donna con l’”aggravante” di essere una comunista. Sarà un caso o, come malignamente ha insinuato qualcuno, nella mia versione “trans” ripongo troppe speranze in quello che di buono porta, e può portare, la sempre maggiore presenza e l’accresciuto ruolo del femminile nella società e nella sanità?
caro massimo
come già ti ho detto io lavoro in un centro diurno di salute mentale e mi occupo di
riabilitazione, oltre a seguire le attività che si svolgono nella semi residenza e quelle delle residenze, sono counselor e mediatore sistemico familiare. Ho appena finito la mia formazione e sono attualmente in supervisione con l’isppref da quasi un anno e in via sperimentale, stiamo lavorando a un progetto da me ideato che riguarda le demenze.
La novità di questo progetto è che parte dal basso. Mi spiego: l’osservatorio è un laboratorio di attività realizzato per questi pazienti ,che ci consente di comprendere il carico familiare e di attuare programmi specifici vuoi per sostenerli vuoi per mediare conflitti che inevitabilmente si insinuano in famiglie che hanno il carico di congiunti con patologie da sindrome demenziale; l’obiettivo è volto a migliorare la qualità di vita di queste persone l’equipe un medico 2 psicologi 3 terapisti della riabilitazione, oltre ad avere una intesa lavorativa è un gruppo di amici. Infatti condividiamo anche tanti altri interessi : ci divertiamo ci aiutiamo ci rispettiamo. E’ proprio questa modalità che passa del nostro lavoro che fa diventare il rapporto con l’utenza una relazione d’aiuto; naturalmente noi non proponiamo soluzioni o aggiustamenti ma accompagniamo a processi di cambiamento necessari per ritrovare nuovi equilibri;con una modalità paritaria mettendoci fortemente in gioco. Devo dire che spesso ci sentiamo impotenti e a volte la stanchezza ci porta sconforto perché questa è una patologia inguaribile ( non incurabile!) che ci porta ad accompagnare alla morte i nostri pazienti. Quando ci accorgiamo del progredire della malattia la voglia di sottrarci è forte! Ma fino ad oggi il gruppo è riuscito a contenere tutte le nostre incapacità e frustrazioni; registrando emozioni e ridondanze. La costruzione di questo gruppo è avvenuta nel tempo, per arrivare all’attuale capacità di condivisione si è passato per varie fasi: il disappunto, il litigio, le contrarietà ma non si è mai abbandonato il dialogo e la chiarezza così abbiamo imparato a fidarci e a stringerci intorno al caso ovvero la persona sofferente che è, naturalmente, al centro dell’interesse del gruppo.
Devo onestamente sottolineare che tendiamo tutti a difendere il gruppo di lavoro e non solo;per quanto siamo aperti ed inclusivi diventiamo espulsivi e giudicanti specie se riceviamo immotivati attacchi da colleghi. Siamo oggetto di invidie e gelosie e ci coalizziamo in contro-attacchi, talvolta, con manovre infantili e primitive.
Per fortuna riceviamo le giuste attenzioni da parte della dirigenza in particolare dal nostro direttore del dsm e anche se ci piace lamentarci sentiamo l’affetto e la stima e soprattutto la considerazione.
Abbiamo capito che coerenza intellettuale e coesione di intenti ci aiutano a meglio sopportare il disagio di confrontarci quotidianamente con la malattia mentale.
Occorre tenere conto che il progetto è ancora in via di attuazione se vuoi più avanti ti manderò altre notizie compresa la rete di contatti la nuova testistica e l’avvio di nuovi protocolli di lavoro.
un saluto da una compagna di rifondazione che lavora presso l’Asl sa 1 , nella piccola unità operativa di Nocera Inferiore, segretario del circolo di Rifondazione di Pagani, paesino confinante, comunista: scandalo per i ben pensanti, che ha fatto di una professione di aiuto una missione di vita………………………………………………
Margherita