Negli ospedali del sud laddove esiste una struttura di terapia del dolore (premesso che la terapia del dolore dovrebbe essere possibile in ogni presidio ospedaliero) questa viene effettuata solo a domanda del paziente. Ci si chiede:perchè la terapia del dolore non fa parte di qualsivoglia piano terapeutico di patologie che causino piccola o grande sofferenza fisica? Da Roma in su e nel resto d’Europa si dà per scontato che il malato, qualunque sia la malattia, non deve soffrire. Forse perchè da tempo si è capito ( non da noi) che la sofferenza non solo, come è ovvio, peggiora la qualità della vita del paziente, ma diminuisce la sua voglia di vivere e, di conseguenza, la reattività dell’organismo tanto indispensabile per la sopravvivenza. Il che significa, per le malattie molto gravi, vivere peggio e meno.
Purtroppo bisogna riconoscere che l’inefficienza della sanità , in questo caso, si coniuga con un ritardo culturale che fa ritenere a tutti noi che la malattia comprenda in se, come componente ineliminabile, una quota maggiore o minor di sofferenza; che la sofferenza favorisca quasi la guarigione ( falso!); che la sofferenza fortifichi e migliori ( molto falso) per arrivare a quello che, probabilmente, è il pensiero degli sponsor della legge sul testamento biologico: maggiore è la sofferenza tanto più grande la ricompensa nell’aldilà ( no comment!!)
Questa rassegnazione di tutti ad accettare la sofferenza come parte della malattia, ha sicuramente favoritole inefficienze ed i ritardi nella sanità.
Al Cardarelli so che c’è una struttura di terapia del dolore diretta da un medico che conosco personalmente e che da tempo si batte perchè gli diano più risorse per fare meglio il suo lavoro. Si batte perchè il personale sanitario sia sempre più sensibilizzato a considerare il dolore non parte della malattia, ma una malattia nella malattia, che si può e si deve eliminare.
Questo medico da tempo denuncia in tutte le sedi la scarsa attenzione dei responsabili della struttura ospedaliera verso il dramma della sofferenza fisica dei pazienti. Linee guida e piani sanitari regevidenziano la necessità di creare struttura per la terapia del dolore, ma ci si “dimentica” di finanziare l’esistente o di stanziare risorse per il nuovo.
Così accade che al Cardarelli l’ esiguo personale medico e la mancanza quasi totale di posti letto, impedisce di offrire a tutti, come sarebbe giusto e come il dott. Montrone propone e vorrebbe, la terapia del dolore che ( per questo e per il ritardo culturale di cui parlavo) viene data solo su domanda del paziente. Quasi come una concessione.
Come chicca finale per rendere più complicata la vita a chi di altre complicazioni non avrebbe proprio bisogno: la prescrizione di farmaci particolarmente antidolorifici fatta su carta intestata dell’Ospedale, alla dimissione, non viene accettata dalla farmacia perchè deve essere fatta su apposito ricettario della ASL. Che non è facile procurarsi per chi non sia medico di base.
Resta il fatto che la disorganizzazione del SS Regionale non semplifica la vita a chi è malato.
Per fortuna adesso il nostro ineffabile assessore regionale come ringraziamentoper aver tanto bene operato, sarà sicuramente mandato…. in europa,dato che i meriti sono inversamente proporzionali alla clientela, ed i medici sono clienti per vocazione e per opportunismo ( altro che missionari!!!)
Aprile 8, 2009 alle 11:20 am |
Caro Massimo, in Campania,più che altrove, la politica sanitaria è diventata un’attitudine “residuale” dei “libero-scambisti” della politica.Non si opera in una logica di corretta programmazione,modulando gli interventi al contesto in cui si opera e considerando di costruire un’offerta sulla specifica domanda dettata dal bisogno salute.Il degrado culturale, poi, in cui versa “l’illuminata” classe dirigente campana impedisce la promozioni di interventi olistici nella cura alla persona.Denunciare le mancanze e le omissioni,non basta.Sosteniamo il Prof.Montrone nella promozione delle cure palliative e nella terapia del dolore.Come? Con convegni itineranti presso tutte le nuove ASL e A.O. della Regione(Salerno è un territorio senibile),sollecitando il nostro “sensibile” Governatore e sottosegretario Fazio.E’ un tentativo.Si potrebbe,inoltre, stimolare la Triassi per una diffusione culturale attraverso l’introduzione di un seminario monotematico, nell’ambito dei suoi Master.Diffondere le proposte per raccogliere uone pratiche.Forse!