GOOD NEWS 2

Febbraio 16, 2009

Da una collega e compagna da me sollecitata  a scrivere  un breve report della sua attività ricevo  e volentieri pubblico quanto segue. Non posso non sottolineare che ancora una volta quello che c’è di buono è opera di una donna con l’”aggravante” di essere una comunista. Sarà un caso o, come malignamente ha insinuato qualcuno, nella mia versione “trans” ripongo troppe speranze in  quello che di buono porta, e può portare,  la sempre maggiore presenza e l’accresciuto ruolo del   femminile nella società e nella sanità?

caro massimo
come già ti ho detto io lavoro in un centro diurno di salute mentale e mi occupo di
riabilitazione, oltre a seguire le attività che si svolgono nella semi residenza e quelle delle residenze, sono counselor e mediatore sistemico familiare. Ho appena finito la mia formazione e sono attualmente  in supervisione con l’isppref  da quasi un anno e in via sperimentale, stiamo lavorando a un progetto da me ideato che riguarda le demenze.
La novità di questo progetto è che parte dal basso.  Mi spiego: l’osservatorio è un laboratorio di attività realizzato per Leggi il seguito di questo post »


Un paziente psichiatrico rifiutato a Gragnano

Novembre 28, 2008

Sono uno psichiatra dell’Asl Na1. Il giorno 23 novembre 2008 parto da Napoli con due infermieri con il paziente R.M., affetto da grave agitazione psicomotoria, dopo aver attivato un Trattamento sanitario obbligatorio, diretto verso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale di Gragnano.
Il paziente, scompensatosi dopo la morte del padre, e che esprime la sua sofferenza gettando oggetti pesanti dall’ottavo piano, vive solo con la madre anziana e malata nel territorio del distretto 44 dell’Asl Na 1, San Ferdinando Chiaia Posillipo.
Dopo giorni di inutili tentativi di sedare il paziente a domicilio e di convincere suo fratello e suo figlio maggiorenne a sostenerlo affettivamente e materialmente, la nostra unità operativa si ritrova costretta ad attivare le pratiche del ricovero psichiatrico coatto. Leggi il seguito di questo post »


Tumore al cuore

Novembre 13, 2008

Il post che segue affronta un argomento doloroso più volte denunciato. Chi pratica la sanità sa che esiste un registro regionale dei tumori   che è gestito da una persona brava e competente. Ma i suoi dati non sono molto pubblicizzati, quando non nascosti, per non allarmare la popolazione (sic!). Gli epidemiologi dicono che ci sarà  una vera e propria esplosione di neoplasie tra qualche anno nel casertano, nella zona a più alto inquinamento ambientale, ma anche nelle città che dove si sono consumati i frutti inquinati di quella terra. Quello di cui ci racconta  Antonio  sono “solo” drammatiche avvisaglie; avvisaglie fatte di carne e sangue, cervello ed affetti. Da tempo siamo non pochi  a denunciare non solo questo fatto, ma l’assoluta impreparazione della sanità regionale a fare fronte a questa futura emergenza. Per contro oggi il nanerottolo viene a Napoli per avviare nuove lucrose fonti di ulteriore inquinamento. Con la benedizione di Bassolino!

Ida era mia zia. Una di quelle zie che friggono tutto e ti danno sempre da mangiare. Una zia-mamma. Aveva una salumeria e portava addosso un profumo di pane fresco.
Anche Pacifico era mio zio. Era fedele al suo nome. Mite. Un’ombra. L’ho visto poco.
Un altro zio era Salvatore, minuto falegname che aveva le mani callose e una timidezza serena. Ho visto poco anche lui.
Il signor Giovanni, invece l’ho visto una volta sola: era il papà di una cara amica e mi diede la sensazione di un uomo protettivo e forte. Un po’ come il dottor Vincenzo, che ho avuto di fronte nei banchi del Consiglio comunale dieci anni fa. Di Rifondazione io, di An lui. Scontri belli, di contenuti. Sorrisi complici. Il rispetto per chi ha ancora un valore.
Ida, Pacifico, Salvatore, Giovanni, Vincenzo hanno due cose in comune.
La prima è che, in un modo o in un altro, hanno incrociato la mia strada.
La seconda è che sono morti in questi giorni di tumore. In pochi mesi.
Hanno scoperto la scimmia rancida da un mal di pancia. “Mi sento disturbato, ho dolore allo stomaco, non mi va di mangiare oggi”.
Tre settimane dopo erano sotto terra.
Ci sono emozioni private in queste vicende: ricordi, parole, fotografie. Poi ci sono emozioni più allargate: la paura che potrebbe capitare ad altri, l’orrore di vedersi consumati in un lampo. Poi c’è una suggestione di tutti:
il tumore nell’area a nord di Napoli. Fegato e polmoni, i peggiori.
Ci sono studi che dimostrano che in alcune zone della Campania, negli anni scorsi, il cancro è esploso come un’epidemia. Percentuali più alte che nel resto d’Italia. Ma anche queste cifre non la dicono tutta, almeno per il Giuglianese.
Se in tre mesi, io ho perso tre zii (giovani, tutti meno di 70 anni) e due conoscenti, con la stessa malattia e allo stesso, fulminante, modo e tutti cresciuti tra Marano e Mugnano; se la cerchia limitata dei miei conoscenti e parenti conta una percentuale così alta di morti fulminanti con tumori al fegato e ai polmoni, cosa sta succedendo nella altre famiglie di questo territorio?
Sarebbe interessante andare a spulciare ed analizzare i dati scientifici, nuovi, quelli degli ultimi anni. Ammesso che sia concesso davvero a qualcuno di fare una verifica seria. Ormai siamo privi della possibilità di intavolare qualunque ragionamento sul tema rifiuti. Se dici una parola, ti bollano come irresponsabile; se ne dici due, stai proteggendo il tuo giardino; se ne dici tre, hai interessi da coprire; se ne dici quattro, i giornali di regime ti mandano addosso un cronista, se ne dici cinque, ti
portano in questura.
Ma lo sconcerto rimane. Hanno militarizzato i siti destinati a discarica; trovano amianto e militarmente lo sotterrano; hanno abbandonato interi pezzi di territorio alla camorra e alla criminalità; hanno consentito l’infezione purulenta dell’intreccio tra miope individuali e collettive, il saldarsi di interessi minimi e grossi. La camorra ha comprato i terreni per metterci vernici tossiche del nord, i generali arrivano oggi, aprono discariche sugli stessi terreni, ci depositano le stesse vernici tossiche, legalizzandole, e ci dicono “dove eravate?” senza spiegarci dov’erano loro, con le mostrine e i carrarmati. I contadini, magari gli stessi che oggi protestano, hanno irrigato i campi con il percolato e ci hanno portato frutta e verdura a tavola, vendendola su rassicuranti camion che girano per i paesi e ti spacciano l’illusione della genuinità. “Non vengono dalla Cina, è roba nostra”, dicono le voci dal megafono dei tre ruote.
Noi, intanto, contiamo i morti.
E moriamo ogni giorno del dolore di restare qui. Impotenti. A consumarci di un tumore nuovo: quello al cuore.

Antonio Menna
Oggi alle 13.29


Medicina e territorio

Ottobre 14, 2007

Post riguardante Medicina e territorio