Siamo un sparuto gruppo di operatori della sanità pubblica campana con alle spalle differenti percorsi politici (sempre nella sinistra), professionali ed umani, ma accomunati da un comune desiderio: avere una assistenza sanitaria all’altezza degli altri paesi europei, uguale per tutti a prescindere dalla condizione sociale.
Alcuni di noi vengono da anni lontani nei quali credevamo (lo crediamo ancora) che la salute fosse un diritto uguale per tutti.
Come Campani non ci sembra una pretesa visto che la finanza pubblica spende per la salute di ogni cittadino campano meno di quanto spende per i cittadini di altre regioni. Per contro i cittadini campani, per pagarsi la salute, spendono, pro capite, di più di quanto spendono i cittadini della Lombardia. Insomma allo stato italiano costiamo di meno, ma paghiamo di più ed abbiamo di meno.
Questo è dimostrato dai dati della drammatica emigrazione sanitaria verso altre regioni.
La Campania è tra le regioni dove ci si ammala di meno di malattie neoplastiche. Ma quelli che si ammalano hanno minore speranza di guarire o minore sopravvivenza rispetto ai più fortunati cittadini di altre regioni. Questo solo dato è sufficiente a denunciare lo sfascio del Sistema Sanitario Regionale e dovrebbe indurre alle dimissioni , se avessero una coscienza, quanti hanno, negli ultimi 20 anni avuto posizioni decisionali in sanità cioè i tanti signori, che ancora dirigono questo e quello, che hanno strombazzato ai 4 venti fantomatiche, ancorché costosissime, campagne per la prevenzione di questa o di quella malattia, sperperando, spesso con scarsa trasparenza, ingenti risorse che hanno concorso ad incrementare il debito sanitario senza ottenere i risultati promessi.
Noi operatori siamo stanchi di dover essere vittime e carnefici di un sistema marcio. Vittime perché costretti a lavorare senza mezzi, spesso in strutture fatiscenti, assistendo ad illegalità di ogni tipo, sentendoci impotenti a porvi un freno; carnefici perché dagli utenti siamo visti come persone che stanno dall’altra parte, dalla parte di un potere vessatorio e sordo ai bisogni reali. Infatti noi operatori, finito il lavoro, torniamo a casa mentre loro sono costretti a soggiornare in luoghi inospitali dove , per esempio, la cena arriva alle 5 del pomeriggio e dove, solo se hai un “santo in paradiso” puoi avere un trattamento meno peggiore. Noi crediamo fermamente che il disservizio e l’assenza di regole, e di trasparenza sia voluta perché permette l’elargizione di quei favori che sono alla base del cosiddetto voto di scambio che trova uno dei suoi terreni più fertili proprio nella sanità. Noi non crediamo che la cronica inefficienza sia casuale oppure a causa di condizioni culturali ed ambientali non modificabili.
Questa concezione razzista che conduce alla rassegnazione perché non è possibile modificare niente, non ci appartiene anche perché non sono pochi gli esempi di strutture o percorsi funzionanti. A volte anche piccoli e non costosi accorgimenti migliorano la funzionalità del servizio. Altre volte, troppe volte, il servizio funziona bene solo per l’abnegazione e la grande competenza degli operatori coinvolti.
Il punto è che quando qualcosa funziona bene e per tutti in modo uguale, come si fa ad elargire favori? Ed allora può anche scattare l’ostracismo verso un modello ritenuto “diseducativo”
Dovesse succedere che la gente capisca che non è più necessario dover chiedere piaceri per ottenere un servizio efficiente? Sono ancora maggioranza quelli che fondano il loro potere e cercano il consenso non per il buon governo della sanità ( o del comune o della regione) ma per i favori elargiti.
Allo stesso modo sono destabilizzanti e diseducative le regole, la competenza tecnica e la cultura professionale. Ovviamente lo sono nei confronti di un sistema che nessuno deve “pensare” modificabile.
Noi siamo per una sanità al sevizio dei cittadini, per una politica al servizio della sanità e non per una sanità al servizio della politica come è oggi .
Non vogliamo, però, restituire sic et simpliciter la sanità al governo dei tecnici. Crediamo che le strutture sanitarie debbano essere sì dirette da tecnici ma controllati nelle loro scelte e, soprattutto, nei risultati ottenuti, dai cittadini attraverso le loro associazioni territoriali. La politica, la regione, il governo centrale, deve solo dare linee di indirizzo generale, obiettivi da raggiungere e distribuire le risorse necessarie. Il tutto con la massima trasparenza. E con modalità di verifica dei risultati concordate preventivamente e trasparentemente ed in modo uguale per tutti i soggetti.
Solo successivamente ad una verifica negativa si potranno, anzi si dovranno, rimuovere i dirigenti tecnici, con il consenso delle associazioni dei cittadini.
Certo è difficile realizzare quello che proponiamo fino a quando ci muoviamo nei termini di una legge sanitaria che equipara la salute ad un bene di consumo, che istituisce aziende che, al pari della FIAT, debbono privilegiare il risparmio dei costi finalizzato non al profitto individuale, ma al minore aggravio sulle casse pubbliche. Il tutto troppo spesso a danno della qualità dei servizi offerti. E la qualità, in sanità, può fare la differenza tra vivere più o meno a lungo, con minori o maggiori sofferenze. La qualità nella sanità non è equivalente ad un optional su un auto!
Ci proponiamo di pubblicizzare attraverso le pagine del sito, quello che esiste, quello che non funziona, quello che funziona e le proposte, spesso a costo zero o addirittura con un risparmio complessivo, per rendere anche la sanità campana efficiente.
Ci proponiamo di contriubuire alla creazione una rete di operatori che esca anche fuori dai confini regionali (perché non esistono isole felici) e che possa (è il nostro ambizioso intento) esercitare una pressione politica rilevante per il cambiamento tanto necessario quanto improcrastinabile.